LIBRI - POSSA IL MIO SANGUE SERVIRE

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POSSA IL MIO SANGUE SERVIRE

 

 
TITOLO: "Possa il mio sangue servire"
AUTORE: Aldo Cazzullo
ANNO: 2015


"Possa il mio sangue servire per ricostruire l'unità italiana e per riportare la nostra terra a essere onorata e stimata nel mondo."
È proprio da questa lettera-testamento, scritta dal capitano Franco Balbis il 5 aprile 1944 ed indirizzata al padre, che Aldo Cazzullo, trae il titolo della sua opera.
Quella di Balbis, è solo una delle tante lettere contenute nel libro "Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della Resistenza", dell'inviato ed editorialista del Corriere della Sera.
Una resistenza, quella raccontata da Cazzullo, vista, non da un unico punto di vista, positivo o negativo che sia, ma narrata da tante prospettive diverse.
Quelle di numerosi uomini e donne, con storie ed esperienze di vita lontanissime tra loro, ma che, seppur così distanti, si ritrovano a combattere per un unico e comune obiettivo: quello di rendere l'Italia, la loro Italia, lacerata dallo spettro della dittatura, un paese libero e democratico.
Lettere e storie di comunisti, di cattolici, di suore, di carabinieri, di giovanissimi ragazzi e ragazze, di gente comune che, con gesti piccoli, ma allo stesso tempo grandissimi, ha contribuito a lottare per la libertà e la civiltà.
Storie che, a volte fanno orrore, che non vorresti leggere, tanto sono dolorose e violente, ma che, allo stesso tempo, non riesci a non finire, perché, quando inizi, non ce la fai a saltare una pagina, perché la vedi come una sorta di "mancanza di rispetto" verso chi, di quella storia, ne è stato il protagonista.
Ogni pagina del libro, è una pagina di malinconia verso nomi, persone e luoghi, ormai, dimenticati, è una pagina di dolore e di sofferenza, è una pagina di rabbia verso l'Italia di oggi, verso quello che, purtroppo il nostro paese è diventato. Ogni pagina, però, è anche una pagina di memoria, che ci aiuta a non dimenticare da dove siamo venuti e che, magari, ci può aiutare a capire verso quale direzione andare.
Così come si dice nell'opera, restava, e resta ancora oggi, "il dubbio che i migliori fossero i morti, e che l'Italia non sarebbe diventata quella che sognava il partigiano Johnny".
Possa, questo volume, aiutare a non dimenticare.

Letto 720 volte Ultima modifica il Martedì, 26 Luglio 2016 08:04

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